Cessioni dei beni intracomunitarie

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La prova del trasporto alla luce dell’art. 45-bis del Regolamento UE di esecuzione n. 282/2011

In tema di cessioni intracomunitarie dei beni, l’art. 45-bis, introdotto dal Regolamento UE 2018/1912 nel Regolamento di esecuzione n. 282/2011, recante “disposizioni di applicazione della Direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto”, disciplina l’onere documentale attestante l’avvenuta transazione in territorio comunitario.

In particolare, la predetta norma, entrata in vigore il primo gennaio 2020, introduce una presunzione relativa circa l’avvenuto trasporto dei beni in ambito UE.

Da segnalare, all’uopo, è il recente documento di prassi emanato dall’Agenzia delle Entrate, in risposta ad un interpello, n. 141/2021 del 3 marzo 2021, posto da una società contribuente che sviluppa soluzioni tecnologiche avanzate, a cui conseguono frequentemente cessioni intracomunitarie dei beni prodotti.

L’Agenzia, richiamando il quadro normativo comunitario e, in via suppletiva, l’ulteriore prassi emanata dalla stessa, chiarisce i punti fondamentali della normativa europea, sul funzionamento di detta presunzione.

In prima battuta essa richiama le Note Esplicative sui Quick Fixes 2020, elaborati dalla Commissione Europea, laddove si distinguono due ipotesi:

  1. Trasporto dei beni a carico del venditore (o di un terzo per suo conto);
  2. Trasporto dei beni a carico dell’acquirente (o di un terzo per suo conto).

Nella prima ipotesi, per il perfezionamento della presunzione è richiesta al venditore una dichiarazione attestante l’avvenuto trasporto o spedizione a suo carico, ma dovrà produrre, comunque, almeno due documenti, non contraddittori e provenienti da soggetti diversi tra di loro, indipendenti dalle parti venditrice ed acquirente.

Tra questi fanno fede, ad esempio, una lettera CMR (Convention des Marchandises par Route) riportante la firma del trasportatore, o una fattura di trasporto aereo.

Fanno fede, altresì, purché prodotti in concomitanza ad uno dei documenti di cui sopra, documentazione ufficiale rilasciata da pubblica autorità, o ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato membro di destinazione che confermi il deposito dei beni in suo territorio, o una polizza assicurativa relativa alla spedizione o al trasporto dei beni o documenti bancari attestanti il pagamento della spedizione o trasporto.

Nella seconda ipotesi, quando, viceversa, è l’acquirente a farsi carico del trasporto (o un terzo per lui), egli dovrà fornire al venditore, entro il decimo giorno del mese successivo alla cessione, una dichiarazione scritta che certifichi la spedizione o il trasporto a suo carico, corredata da una serie di elementi atti a renderla valida.

Oltre a ciò, l’acquirente dovrà essere in possesso di almeno due documenti di trasporto, emessi da parti diverse ed indipendenti tra loro, comprovanti quanto sopra.

Come si può appurare, l’operatività della presunzione (pro contribuente) è piuttosto flessibile, un aspetto tuttavia peculiare si ravvisa nella sua non applicazione nel caso in cui il trasporto o la spedizione siano stati effettuati dal cedente o dal cessionario con propri mezzi, e dunque senza l’intervento di terzi soggetti, come ad esempio lo spedizioniere o il trasportatore.

Le Autorità Fiscali degli Stati Membri conservano, comunque, la facoltà di superare la presunzione, che è appunto relativa. In egual modo il contribuente potrà, con elementi oggettivi di prova, confermare l’operatività della presunzione.

A restringere il campo di applicazione è, poi, la stessa norma di cui all’art. 45-bis in commento, che, pur prevedendo la presunzione anche con un certo margine di flessibilità, non preclude agli Stati di adottare la propria prassi nazionale, anche previgente, rispetto alla norma di favore (o più sfavorevole) al contribuente.

Nel caso dell’Italia il riferimento è alla Circolare dell’Agenzia delle Entrate, n. 12/E del 2020, che prevede: “in tutti i casi in cui non si renda applicabile la presunzione di cui all’art. 45-bis, può continuare a trovare applicazione la prassi nazionale, anche adottata prima dell’entrata in vigore del medesimo articolo in tema di prova del trasporto intracomunitario dei beni”. 

Ebbene, è consigliabile prestare estrema attenzione alla stesura della documentazione da esibire quale prova della cessione intracomunitaria, data la norma che, appunto, si presenta come un’arma a doppio taglio: da un lato, crea terreno fertile al contribuente sulla discrezionalità della documentazione da presentare per il perfezionamento della presunzione, dall’altro, aumenta il potere delle Autorità Fiscali di poterla disconoscere.

L’ausilio, quindi, di un professionista esperto in materia di contrattualistica legata alla transnazionalità delle operazioni commerciali, è di fondamentale importanza non solo per il corretto adempimento degli obblighi ma, soprattutto, per la tutela dei diritti spettanti al contribuente che si interfaccia con un mercato dal profilo internazionale.

Avv. Maurizio Mazzoni
Dott.ssa Eleonora Dell’Anna

AUTORE

AVV. MAURIZIO MAZZONI

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