Il fenomeno della doppia imposizione interna e i riflessi sul piano internazionale

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La Corte di Cassazione delimita il potere impositivo dell’Amministrazione Finanziaria, ma anche il diritto al rimborso del contribuente alle sole ipotesi di tassazione del medesimo presupposto.

Nella fiscalità internazionale assume un ruolo rilevante il fenomeno della c.d. “doppia imposizione tributaria”. Si tratta delle ipotesi di tassazione, come osservato dalla più sofisticata dottrina, della medesima manifestazione di ricchezza, mediante imposte similari o identiche, da parte di due o più Stati.

A livello internazionale, tuttavia, non vige un principio di diritto positivo, potendo solo far fede all’esistenza di Convenzioni (Internazionali) contro le doppie imposizioni. Queste ultime sono elaborate normalmente dagli Stati economicamente più avanzati, alla stregua del modello predisposto dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), al fine di scongiurare, o quantomeno limitare il doppio prelievo internazionale, non essendo previsto un divieto espresso in tal senso, ad esempio, attraverso meccanismi di rimborso dell’imposta assolta nello Stato “non competente”.

A tal proposito, invero, non deve sottacersi dell’esistenza di un principio espressamente previsto dalla normativa interna, che pone un divieto di doppia imposizione da parte dello Stato, in relazione ad una fattispecie rilevante dal punto di vista tributario.

Il riferimento è all’art. 67 del D.P.R. 600/1973, che attiene alla “reiterata applicazione della medesima imposta in dipendenza dello stesso presupposto”.

Tale principio, che ben può riflettersi sul piano internazionale, necessita di una corretta interpretazione, che non sempre appare univoca, anche al fine di evitare delle incompatibilità con un altro principio: quello della capacità contributiva, sancito dall’art. 53 della Costituzione

Proprio al fine di fare chiarezza sulla portata del predetto divieto, la stessa Corte di Cassazione si è espressa, a nostro avviso in senso monitorio nei confronti del contribuente, con una pronuncia che merita di essere in questa sede trattata.

Infatti, con la recente ordinanza n. 19781 del 12 luglio 2021, la Suprema Corte chiarisce che, in tema di imposte sui redditi, la doppia imposizione non ha luogo in caso di duplicità meramente economica di prelievo sullo stesso reddito, se vi è diversità dei soggetti passivi di imposta, o dei requisiti poste a base delle due diverse imposizioni.

In particolare, la fattispecie sottoposta all’attenzione della Corte, riguardava l’impugnazione di tre avvisi di accertamento, separatamente impugnati da un’associazione professionale e dai rispettivi associati, con cui il Fisco disconosceva costi indebitamente dedotti, relativi sia a servizi prestati da una società terza, sia a spese di altro genere. Con tali atti si procedeva a recupero di IRPEF, IVA e IRAP per l’anno 2006.

I predetti ricorsi venivano accolti dal giudice di prime cure, ma l’esito non era analogo in secondo grado, dove la CTR accoglieva, invece, le ragioni dell’Ufficio.

Di tal che, mediante il ricorso in Cassazione, la società ricorrente deduceva la violazione dell’art. 67 del TUIR, poiché in sede di accertamento vi era stato un fenomeno di doppia imposizione, sorto sul recupero a tassazione dei costi sulla società committente, nonché sul recupero degli stessi in capo alla società fornitrice.

La Corte di Cassazione, dunque, con l’ordinanza in commento dichiarava infondate le ragioni addotte dalla società, non ravvisando nella fattispecie un fenomeno di doppia imposizione.

In particolare, la Corte affermava, come già anticipato, il principio secondo cui “in tema di imposte sui redditi, la doppia imposizione si verifica soltanto nell’ipotesi di due avvisi di accertamento che assoggettino a tassazione il medesimo presupposto, non quando l’imposta venga chiesta in pagamento a due soggetti diversi. Detto principio, operante anche in materia di IVA, fa sorgere il diritto a richiedere il rimborso di quanto eventualmente versato, ma non può impedire l’ulteriore tassazione in capo ad un altro soggetto. L’operatività del divieto di doppia imposizione attiene, infatti, alla reiterata applicazione della medesima imposta in dipendenza dello stesso presupposto, il che non si verifica in caso di duplicità meramente economica di prelievo sullo stesso reddito, ove diversi siano i soggetti passivi o i requisiti posti a base delle due diverse imposizioni”.

Alla luce del predetto orientamento fornito dalla Suprema Corte, si può dedurre che il fenomeno della doppia imposizione, per quanto poco aderente ai principi cardine del diritto tributario, quali, in primis, quello della capacità contributiva, va comunque ponderato, con tutti gli elementi emergenti dal caso concreto.

Sicuramente, in linea di principio, la doppia imposizione è vietata, ed il suo verificarsi comporta un rimborso, ma essa viene meno in presenza di un doppio prelievo sulla medesima ricchezza, vista da prospettive differenti.

Questo è quanto attiene alla fiscalità interna, che può ben riverberarsi nel panorama della fiscalità internazionale, dove la sempre più accentuata prassi delle relazioni internazionali porterà, si auspica, ad una elaborazione univoca di tale divieto, che a maggior ragione può verificarsi, ad esempio, per effetto di uno spostamento della residenza.

 

Avv. Dario Marsella
Dott.ssa Eleonora Dell’Anna

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AVV. DARIO MARSELLA

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