Profili IVA del Contratto di Consigment Stock nell’era post-Brexit

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Una recente risposta ad interpello dell’Agenzia delle Entrate (n. 509 del 26/07/2021) offre lo spunto per analizzare alcuni profili IVA dell’operazione commerciale internazionale del consigment stock.

Il consigment stock è un contratto atipico che presenta molti tratti comuni con il contratto estimatorio previsto e regolato dagli articoli  articoli 1556, 1557 e 1558 del Codice Civile con cui il cliente/depositario si impegna a mettere in vendita beni che sono depositati presso di lui da parte del venditore/depositante (in caso di beni di importazione quasi sicuramente si tratta di un deposito doganale in sospensione dell’imposta), con la particolarità che il passaggio di proprietà tra venditore e cliente dei dei depositati avviene nel momento in cui vengono estratti dal deposito. Tale contratto a seguito della brexit presentava alcune criticità nel caso in cui il soggetto venditore/depositante sia residente in UK che sono state chiarite con il documento di prassi in commento.

Il consignment stock è una particolare forma contrattuale molto in uso nella prassi commerciale internazionale. I tratti distintivi lo individuano come un tipo particolare di vendita che, contrariamente alla regola comune, si perfeziona ed il conseguente passaggio di proprietà dei beni avviene non al momento della prestazione del consenso del venditore e compratore, bensì nel momento in cui il compratore/depositario estrae i beni oggetto di vendita che gli sono stati precedentemente consegnati dal venditore. Il vantaggio per il compratore è quello di poter avere a disposizione i beni per poterli successivamente rivendere senza dover anticipare i costi per il loro acquisto che verranno sostenuti solo al momento del prelievo dei beni stessi perché già rivenduti a terzi.

Tale rapporto pone alcune rilevanti questioni in materia di IVA, soprattutto quando il compratore è un soggetto comunitario ed i beni vengono importati da paesi extra-UE, come nel caso del Regno Unito a seguito della c.d. Brexit.

In primo luogo, bisogna tenere in considerazione che l’art. 6, D.P.R. n. 633/1972 prevede che la vendita si perfezioni nel momento in cui avviene la consegna (indipendentemente dal passaggio della proprietà). Nel momento in cui il venditore consegna i beni in deposito al compratore dovrebbe applicare l’IVA e fatturare pur non avendo incassato il corrispettivo. Nel caso di acquisti da parte di soggetti residenti da parte di venditori extra-UE, è l’importatore che diviene il soggetto passivo IVA e deve versare l’IVA al momento dell’importazione (c.d. immissione in libera pratica) e sarebbe il committente a dover versare l’imposta.

In tale ultimo caso (compratore residente che acquista beni in consignment stock), si pone anche il tema della detraibilità dell’iva che il compratore-importatore è tenuto a versare al momento dell’importazione. A tal proposito la società che ha proposto l’interpello che ha portato alla formulazione della risposta n. 509 del 26 luglio 2021 da parte dell’Agenzia delle Entrate, ritiene che possa esercitare il diritto a detrazione dell’IVA sui beni importati fin dall’importazione e non dalla successiva estrazione dei beni dal deposito.

Tale impostazione era già stata affermata dall’Agenzia nella risoluzione  n. 346/2008 secondo la quale  “la proprietà dei beni importati non è condizione necessaria per ottenere la detrazione dell’IVA pagata ,bensì occorre che i beni o servizi acquisiti presentino un nesso immediato e diretto con l’oggetto dell’attività d’impresa, ossia siano ad essa inerenti”.

La condizione per la detrazione è pertanto l’inerenza all’attività d’impresa o professionale dell’acquirente e non all’effettuazione di operazioni imponibili. Tale condizione viene confermata anche nella risposta in commento al fine di confermare la soluzione affermativa in relazione al diritto alla detrazione da parte dell’acquirente-importatore, conformemente anche a quanto affermato dalla Corte di Giustizia[1].

Nel caso in cui il compratore-importatore preferisse differire il momento impositivo ai fini IVA all’estrazione dei beni dovrebbe attivare o rivolgersi ad un deposito IVA ai sensi dell’art. 50-bis del D.L. 331/93. Tale soluzione consente infatti di immettere nel deposito IVAi beni importati senza che ciò comporti l’obbligo di corrispondere l’IVA all’importazione, che invece sarà dovuta al momento della successiva estrazione per immissione in commercio dei beni depositati, come disposto dal comma 4, lett. b) del citato articolo 50-bis.

L’operazione comporta poi tutta una serie di adempimenti fiscali sia in caso di deposito di beni comunitari che nel caso di beni non comunitari. I professionisti di MPM sono in grado di assicurare assistenza sia in ambito domestico che internazionale per tutti gli aspetti contrattuali e fiscali relativi al contratto di consigment stock per i quali vi invitiamo a contattarci nel caso foste interessati.

 

[1] v. sentenza n. 132/16 “iberdrola

AUTORE

AVV. PAOLO POLASTRI

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