Trust statunitense: trattamento fiscale delle somme attribuite dal trustee al beneficiario italiano

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L’Agenzia delle Entrate delimita la potestà impositiva italiana delle somme confluite a titolo di eredità in territorio italiano, precedentemente detenute nel trust estero.

La fiscalità internazionale coinvolge spesso fenomeni legati ad istituti giuridici esteri, che necessitano di relazionarsi correttamente alla fiscalità italiana per una equa imposizione verso il contribuente.

Tipica è la fattispecie di cui all’odierno commento, concernente la risposta ad interpello fornita dall’Agenzia delle Entrate, n. 351 del 2021, in merito il trattamento fiscale inerente la figura del trust straniero, che:

  1. È istituito dal disponente, non residente;
  2. Ingloba un patrimonio collocato all’estero, avente natura esclusivamente finanziaria;
  3. È gestito da un soggetto non residente.

Prima di dettagliare la fattispecie prospettata nell’istanza all’Ente impositore, ed alla sua risoluzione, è utile delineare, brevemente, gli estremi di questo particolare istituto giuridico.

Il trust è un istituto avente matrice anglosassone, ma che sempre più si diffonde nella prassi internazionale, ed anche italiana, benché ancora non goda di apposita disciplina interna.

Esso, invero, trova legittimazione a seguito dell’adesione dell’Italia alla Convenzione dell’Aja del 1985, in vigore dal 1992 grazie al recepimento avvenuto con legge n. 364/1989.

Il trust si identifica, più precisamente, in un rapporto giuridico fiduciario che prevede il trasferimento di beni di qualsiasi natura, ad opera del settlor (disponente originario), ad un soggetto diverso, detto trustee, affinché questi li amministri e li gestisca secondo le finalità previste nell’atto istitutivo del trust.

Tra le varie tipologie che la prassi induce a delineare, riscontriamo anche i trust di interesse familiare, istituiti con finalità di assistenza, o in prossimità di fenomeni successori.

Ebbene, il caso di specie riguarda un trust istituito nel 2007 in California (USA), il cui settlor ha cittadinanza statunitense, nonché, primo beneficiario fino alla propria morte, e il trustee è un soggetto non residente in Italia. Il patrimonio oggetto di detto trust è costituito esclusivamente da beni mobili di natura finanziaria, quali rapporti bancari e quote di fondo di investimento collocati all’estero.

L’atto istitutivo del rapporto individua il nipote dello zio disponente quale beneficiario finale del trust, una volta deceduto il disponente.

A seguito dell’evento morte di quest’ultimo, avvenuto nel marzo 2020, il trustee rendiconta al beneficiario finale il patrimonio del trust, comunicando l’importo della somma spettante, per poi trasferirla.

Evento peculiare della vicenda, è il tempestivo evento morte dello stesso beneficiario, avvenuto nel medesimo anno di imposta della morte del disponente, ossia in agosto 2020.

Nel mese di ottobre 2020, inoltre, il trust erogava in favore del de cuius, un bonifico di 250.000 dollari sul c/c acceso presso una banca italiana.

Di conseguenza, le eredi del de cuius, avendo acquisito il nuovo status di contribuenti sulle somme risalenti al patrimonio del trust, demandano all’Amministrazione Finanziaria il corretto trattamento tributario applicabile.

L’Agenzia delle Entrate, in risposta all’interpello prospettato, chiarisce le seguenti posizioni, di natura dichiarativa e impositiva:

  1. Il de cuius, nell’arco periodale intercorrente tra il decesso del disponente ed il suo stesso decesso, in qualità di titolare effettivo delle somme costituenti il patrimonio del trust, è responsabile degli obblighi relativi al monitoraggio fiscale dei beni in trust;
  2. Le somme attribuite al de cuius costituenti reddito prodotto dal trust nel medesimo arco periodale sono qualificate redditi di capitale, rientranti nell’alveo dell’art. 44, comma 1, lettera g-sexies del TUIR (DPR 91/1986). A tale stregua, essendosi verificati nel medesimo anno di imposta -2020 -sia gli eventi di distribuzione del patrimonio del trust (con la morte del disponente), sia la cessazione del beneficio (con la morte del beneficiario), è onere delle eredi dichiarare i redditi scaturenti nell’apposito Quadro RW, nella dichiarazione dei redditi 2021;
  3. Quanto all’imposizione dei diritti successori tra disponente originario e beneficiario, l’Agenzia chiarisce che, nel caso di specie, l’attribuzione dei beni al trust non è soggetta all’imposta sulle successioni, per difetto del presupposto territoriale. Questo accade perché assume rilevanza la residenza statunitense del disponente, e la detenzione del patrimonio in trust all’estero. Se, dunque, vi fossero stati profilli di connessione con il territorio dello Stato nel trasferimento dei beni in trust, sarebbe stata assolta anche tale forma di imposizione;
  4. Quanto, invece, allo step successivo, rappresentato dall’evento morte del beneficiario ultimo del trust, i profili di fiscalità successoria assumono un rilievo differente. Infatti, i beni in trust trasferiti per successione dal de cuius agli eredi, rientrano nell’attivo ereditario degli eredi, e pertanto concorrono alla base imponibile della dichiarazione di successione.

Orbene, come già osservato in nostre precedenti riflessioni, si può appurare come un istituto, apparentemente semplice e peraltro non regolato da leggi interne, possa dar luogo a peculiari profili di imposizione. Le peculiarità raggiungono un interesse esponenziale allorquando v’è da stabilire un legame con la fiscalità internazionale, che, in taluni casi (come quello esaminato in questa sede) può anche generare un’esenzione di imposta.

 

Dott.ssa Eleonora Dell’Anna
Avv. Dario Marsella

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AVV. DARIO MARSELLA

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